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A gennaio 2020 l'obbligo di scontrino elettronico sarà esteso a tutti gli esercenti

Scritto da Studio Teora on .

Nel 2019 le aziende si sono dovute adeguare all'obbligo di fatturazione elettronica e adesso, a un anno di distanza, c'è una novità: anche gli scontrini dovranno essere emessi in maniera elettronica, costringendo gli esercenti ad adeguarsi alle nuove procedure. Per i primi sei mesi sarà in vigore un periodo di mora, che eviterà sanzioni a chi non è ancora a posto con la legge, ma a partire dal 1° luglio non ci saranno più scuse e bisognerà essere in regola. 

 Scontrino elettronico: cosa devono fare gli esercenti?

Addio scontrino di carta, quel fastidioso foglietto che nel 90% dei casi viene buttato non appena usciti dal negozio. Al suo posto, i clienti riceveranno un altro documento che potrà essere cartaceo o elettronico, inviato via mail. Questo nuovo "scontrino" sarà privo di validità fiscale e risulterà una semplice prova di acquisto utile per eventuali resi o per far valere la garanzia.

Ma come, lo stato non controllerà i negozianti? Certo, e lo farà in maniera ancora più serrata che in passato. Al posto di appostarsi fuori da un negozio per verificare l'emissione dello scontrino, però, le forze dell'ordine andranno a verificare la trasmissione dei corrispettivi, che andrà effettuata quotidianamente.

La trasmissione dei corrispettivi all'Agenzia delle Entrate può avvenire in due modi: automaticamente, dotandosi di nuovi registratori di cassa o adattando quelli esistenti (se possibile) oppure manualmente, appoggiandosi agli strumenti gratuiti disponibili sul portale dell'Agenzia delle Entrate. 

La prima opzione, la trasmissione automatica, è sicuramente la più indicata dal momento che riduce il rischio di errori o ritardi nella trasmissione e non "ruba" tempo prezioso agli esercenti: una volta battuti gli "scontrini", a fine giornata il registratore di cassa si occuperà della trasmissione delle informazioni, senza alcun intervento. Certo, questo impone di cambiare o adattare il registratore di cassa e, inevitabilmente, un costo.

Lo stato sta cercando di andare incontro agli esercenti e riconosce un credito fiscale di 250 euro per chi cambia il registratore di cassa e di 50 euro per chi si limiterà ad adeguarlo.

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